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Ereutofobia: Quando arrossire fa paura

A chi non è mai capitato di arrossire e di sentirsi in imbarazzo per questo?

Si tratta di un fenomeno piuttosto diffuso, involontario , relativamente imprevedibile e per lo più vissuto come “scomodo”.

Intendiamoci, il fatto che accada, non basta per farne una patologia.

Tuttavia la frequenza con cui questo fenomeno si verifica,  la sua intensità e, soprattutto, il vissuto che lo accompagna ed i comportamenti che ne conseguono, possono  essere tali da indicare l’esistenza di una vera e propria fobia, denominata Ereutofobia, o Eritrofobia;

Il termine proviene dal greco “ereuto”(arrossisco) e “fobos” (paura). l’etimologia del termine ci fa comprendere che il significato di “eritrofobia” è, appunto,  “aver paura di arrossire”.

L’arrossamento della pelle del viso, come di quella del corpo, è un fenomeno fisiologico, legato ad un maggiore afflusso sanguigno sull’epidermide.

E così, dopo uno sforzo fisico per esempio, o anche durante una brutta influenza, le guancie appaiono rosse, il battito cardiaco aumenta, il respiro diviene affannoso.

In sostanza, il corpo si mobilita per fronteggiare una condizione che si discosta da un precedente equilibrio, al fine di ripristinarlo.

Ebbene, queste stesse reazioni, come molti di noi sanno, possono presentarsi anche quando ci si trovi ad affrontare una situazione che genera un vissuto di forte imbarazzo.

In realtà questa affermazione è una semplificazione, funzionale a descrivere un fenomeno più sfumato e complesso.

È vero infatti che ci si può trovare ad affrontare situazioni che potrebbero essere fonte di imbarazzo e di cui il rossore del volto è una conseguenza; può anche accadere, tuttavia, che non ci sia alcuna esposizione a condizioni potenzialmente imbarazzanti, ma che si arrossisca per ragioni che si fa fatica a comprendere e che, di conseguenza, si provi un forte vissuto di imbarazzo.

Ciò che accomuna le due differenti  situazioni è il trovarsi nella condizione di doversi relazionare ad altre persone.

In effetti, a pensarci bene, quante volte ci è capitato di sentirci in imbarazzo mentre eravamo soli…?

Si arrossisce, insomma, e ci si sente in imbarazzo, quando non si è da soli, quando si è esposti alla presenza di altre persone.

Ma quando è possibile iniziare a parlare di ereutofobia?

Si può parlare di questo disturbo, quando il rischio di arrossire o l’arrossire stesso, generino un disagio tale da instillare una serie di comportamenti consequenziali, tipici di tutte le fobie.

Si parla di fobia quando c’è una paura, costante e intensa, di oggetti o situazioni specifiche, l’esposizione ai quali genera una risposta ansiosa.

Chi ne soffre cerca di evitare lo stimolo fobico, o riesce a sopportarlo con molta fatica, riconoscendo in ogni caso che i suoi timori siano eccessivi o irragionevoli.

Pur con questa consapevolezza, il fobico arriva a condizionare la propria quotidianità, facendo si che la fobia interferisca con la propria attività lavorativa, il tempo libero, gli affetti.

Ma qual è l’oggetto o la condizione specifica che l’eritrofobico cerca di evitare?

Se è vero che  al centro dei pensieri dell’eritrofobico, c’è il rischio di arrossire, è degli altri che il soggetto teme la reazione; egli teme il loro giudizio, il fatto che possano considerarlo un debole o che possano ridere di lui.

È dagli altri che si nasconde, quando cerca di voltarsi, per nascondere il proprio rossore, o quando arriva ad allontanarsi da una conversazione, pur di non essere “scoperto”.

Ed ecco che allora l’ereutofobia assume le caratteristiche di una fobia di tipo sociale, in cui è una situazione sociale o prestazionale a provocare una risposta ansiosa, che, in questo caso, è l’arrossamento del volto.

Insomma, da sempre l’arrossire è semplicemente associato all’imbarazzo, mentre in realtà sembra più opportuno accostarlo alle fobie di tipo sociale, dove l’arrossire diviene strumento di rinforzo per instaurare un circolo vizioso, in cui temiamo che l’altro, guardandoci, riesca a penetrare i nostri sentimenti più segreti.

Cosa può esprimere questo particolare disturbo?

Come tutti i segnali del corpo, anche l’arrossire possiede una sua funzione evoluzionistica, che forse oggi ci sfugge, ma non per questo ha smesso di esistere. Forse, in tal senso, l’arrossire potrebbe veicolare un messaggio all’altro, di ammissione della propria “inferiorità”, come una sorta di “dichiarazione di pace”, o di disponibilità.

In ogni caso potrebbe essere un segnale utile, quanto meno, a ricordarci che siamo innanzi tutto esseri biologici, con delle reazioni che esulano dal nostro controllo.

Ed in effetti l’arrossire altro non è che una perdita di controllo rispetto all’espressione dei propri affetti, dove  il volto smette di essere una “maschera”, per denudare invece l’animo umano.

La psicoanalisi associa la paura di arrossire proprio alla paura di questi affetti e anche, più specificatamente, alla paura della propria Sessualità, intesa come espressione massima del “primordiale”, dell’istintivo, che, fino a quel momento censurato,  è fuoriuscito nella parte più esposta agli altri del nostro corpo.

Il rossore tradisce la nostra volontà di controllo, il desiderio di non essere visti dall’Altro.

Un po’ come se rappresentasse, in tempi di efficientismo e razionalità, una sorta di compensazione.

Per questo motivo, per comprendere l’eritrofobia, è importante porsi rispetto ad essa, non come se si fosse necessariamente di fronte ad una falla da coprire e correggere; ma piuttosto di fronte ad un fenomeno pregno di un significato e veicolo di un messaggio che in qualche modo stiamo inviando a noi stessi.

 

 

 

 

 

 

4 Comments

  • marzio

    Ho 21 anni e la paura di arrossire mi stanno rovinando la vita, quali soluzioni ho a mia disposizione?

    • Chiara

      Ciao, anche io ne soffro da parecchi anni ormai.. Negli ultimi due anni la cosa è peggiorata !! Ma devi imparare a conviverci e ironizzare su questo.. Se no non "guarirai" mai.. Io ci provo e ho 19 anni! 

  • Monika

    Salve, secondo lei è possibile guarire dall'eritrofobia? Ho trovato diverse soluzioni online tra cui l'operazione ETS, i rimedi omeopatici, i farmaci betabloccanti, gli psicofarmaci, la psicoterapia e il metodo Eritrofobia Stop.

    L'operazione la tenderei a scartare a causa dei rischi, i farmaci idem perchè non voglio diventare un vegetale in grado di non intendere e volere. Restano le varie forme di psicoterapia ed il metodo Eritrofobia Stop.

    Che cosa si sente di consigliarmi? Io soffro di eritrofobia ormai da quasi 10 anni e non riesco più a vivere. 

     

     

    • Anonimo

      Ciao marika hai trovato soluzione e quale ?

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    Rispondi a marzio Annulla risposta

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