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La sindrome delle festività natalizie: perchè a qualcuno non piace il Natale.

È di nuovo Natale e, nonostante la crisi costringa a rivedere molte delle passate abitudini, la grande macchina delle festività natalizie è partita anche quest’anno, e molti di noi sono già alle prese con regali da comprare, menù da organizzare e, per i più fortunati, ristoranti da prenotare.

Così, oltre agli impegni quotidiani molto spesso già gravosi, si vengono ad aggiungere quelli legati alle festività e questo, in qualche modo, può essere considerato una fonte di stress più o meno rilevante a seconda degli oneri da perseguire e delle peculiarità caratteriali dei singoli individui.

Vi sembra troppo?

Il termine stress fu coniato dal fisiologo Hans Selye ed  indica quella condizione di crisi che consegue ad un cambiamento nell’equilibrio tra organismo e ambiente ed a cui l’organismo non riesce a far fronte.

“Stress” non è sinonimo di malattia, ma indica le particolari risposte fisiologiche dell’organismo ai cambiamenti dell’ambiente.

Ed ecco allora che la marcata alterazione dei ritmi abituali già costituisce di per sé un cambiamento potenzialmente stressogeno.

E questo infatti è vero per qualunque forma di “squilibrio”, anche positivo, come, per esempio, una vacanza o un matrimonio.

Ma se è davvero difficile sentirsi depressi per un viaggio imminente, non si può dire lo stesso per il Natale.

Se è vero che ci sono persone entusiaste di queste festività, molte altre, se solo potessero, le eviterebbero volentieri.

Ma perché esistono vissuti così differenti rispetto al Natale?

Cerchiamo di capire se si tratta di semplici differenze caratteriali o di qualcosa di diverso.

Il Natale è una festa ormai diffusa e celebrata in tutto il mondo, che tuttavia, nel tempo, ha perso il suo significato originale, non solo religioso ma anche simbolico, per divenire più che altro una celebrazione del consumismo.

La famiglia assume una posizione centrale in questa festività, tuttavia essa segue oggi modelli sociali diversi da quelli di un tempo, che durante il Natale vengono riattualizzati come se rappresentassero una realtà viva o un ideale da perseguire.

Non c’è quindi piena aderenza tra la realtà e come essa viene rappresentata, costringendo i singoli a dover vivere una sorta di falsificazione più o meno amplificata; obbligandoli a doversi confrontare con aspetti irrisolti dei propri legami familiari e con le contraddizioni insite nel dover esprimere e ricevere affetto anche da chi, durante il resto dell’anno, non fa parte in maniera così determinante della nostra vita.

Dinamiche familiari in qualche modo sopite o messe da parte dalla lontananza fisica ed emotiva riemergono con facilità, ed è come se ci si trovasse costretti a dover rindossare ruoli precostituiti che non ci appartengono più, ma che la famiglia tende a riattualizzare.

I legami familiari vengono sostanzialmente esaltati ed idealizzati e questo può avere delle ripercussioni anche ed ancor più su chi questi legami non li possiede o li ha persi.

Il clima natalizio, in sostanza, può portare i singoli individui nella condizione di sentirsi obbligati ad essere in armonia con gli altri e con se stessi, come se questo momento dell’anno, di ritrovo con chi ci conosce da sempre ed è testimone delle nostre evoluzioni nel tempo, spingesse i singoli a dover dimostrare qualcosa, a rendere gli altri spettatori di una qualche prestazione.

Ed ecco che allora questo può farci sentire inadeguati, non rispondenti  cioè alle presunte o reali aspettative dei familiari. E farci sentire in colpa per questo.

Bibliografia

“Christmas effect” (Sansone, Randy A., The Christmas Effect on Psychopathology, Innovations in Clinical Neuroscience, 2011).

 

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